Neuroni specchio, riflessi d’anima.

L’effetto mirror o specchio permette alle cellule nervose interessate di attivarsi quando il soggetto osserva un suo simile compiere un azione o provare un emozione che lui stesso ha compiuto o provato in passato. Immaginate un ragazzo a cui piace il calcio mentre guarda la serie a in streaming; i neuroni che si attivano nel suo sistema nervoso mentre guarda Balotelli battere il calcio di rigore sono gli stessi che si attiverebbero se fosse lui a calciare il pallone.
Il movimento compiuto da un soggetto, percepito come stimolo visivo dall’osservatore, viene trasmesso al suo sistema motorio attivando i neuroni che  codificano quel movimento e permettendo una rappresentazione motoria dell’azione osservata. L’osservatore comprende l’azione effettuata dal suo simile grazie a questa comunicazione che va dal sistema sensoriale visivo  a quello motorio, dando vita ad  un atto motorio potenziale.
Vi trovate al ristorante con un vostro amico seduti uno di fronte all’altro; il cameriere vi serve una bistecca con insalata, il vostro amico impugna la forchetta e il coltello e voi capite all’istante ciò che sta per fare! Questo grazie al Sistema Specchio o Mirror.

neuroni specchio e empatiaIl sistema mirror è stato scoperto da Giacomo Rizzolatti e colleghi all’Università di Parma verso la metà degli anni ’90 nella corteccia premotoria del Macaco, una specie simile all’uomo in quanto prevalentemente sociale. La scientificità di questa scoperta è provata da studi di risonanza magnetica. Questo sistema spiega da un punto di vista fisiologico la capacità dell’essere umano di porsi in relazione con l’altro e di comprenderne le intenzioni e le emozioni. Anche l’empatia, concetto che ho discusso nel post precedente, trova la sua spiegazione scientifica in questa classe di neuroni, che per la loro proprietà vengono chiamati Neuroni Specchio o Mirror. Osservare una persona che piange ci porta ad empatizzare con essa, ossia a sentirne la tristezza provandola come se fosse nostra;  la percezione visiva della persona triste viene trasmessa al substrato neurale che codifica l’emozione della tristezza, creando la rappresentazione emotiva di quella emozione; questo ne permette la comprensione.

Neuroni speechio, riflessi d'anima e compassionwÈ facile capire l’immensa importanza che il sistema mirror riveste per la sopravvivenza dell’uomo. Pensate se all’improvviso tutta la gente del mondo si barricasse nelle sue certezze senza riuscire più minimamente  ad aprirsi alle convinzioni dell’altro.  Immaginate tutte le persone del mondo perdere improvvisamente la capacità di connettersi emotivamente tra loro.

Una nuova torre di Babele!

Neuroni specchio riflessi d'anima e MagritteWho shall survive?

J.L. Moreno, il creatore dello Psicodramma, risponde a questa domanda nel suo libro che ha come titolo la domanda stessa, e afferma che a sopravvivere saranno quelli che vinceranno sulla tendenza a creare  conserve culturali e  robot che si sostituiscono all’essere umano uccidendo la sua creatività; si salverà chi riuscirà a mantenersi creativo,  e io aggiungerei si salverà chi riuscirà ad essere empatico.

Come si può stimolare l’empatia?

Lo Psicodramma ci viene in aiuto con alcune delle sue tecniche. Quella centrale, molto empatogena,è l’inversione di ruolo: questa permette alla persona sulla quale viene applicata di mettersi nei panni dell’altro significativo, per provare a sentirne l’interiorità ed esprimerla. Così facendo il soggetto può scoprire e sperimentare diversi sensi e sfumature alle relazioni esplorate, guardando se stesso da una prospettiva nuova ed esterna, detta prospettiva eterocentrata. Anche la tecnica del doppio ha una funzionalità empatogena per l’Io ausiliario che la esegue, infatti comporta una forte immedesimazione, arrivando ad assumere la stessa postura della persona o mantenere un contatto fisico con essa esprimendone l’interiorità secondo il proprio sentire.
Questo fa sentire la persona che riceve il doppio compresa e meno confusa rispetto ai suoi vissuti interiori, e permette a chi effettua il doppio di allenare la sua capacità empatica, sforzandosi di connettersi con l’altro traducendone l’interiorità emotiva.

Meraviglioso, no?

2 COMMENTS

  1. Non vanno dimenticati gli oscillatori adattivi, che permettono di seguire il ritmo dell’altro, sono i neuroni che consentono di non pestarsi i piedi ballando, il creare una danza con l’altro….una danza in tutti i sensi.
    Sui neuroni specchio aggiungerei che l’intenzionalità e l’azione viene colta meglio se essa è nota all’individuo, dunque solo se davvero abbiamo già vissuto sulla pelle le esperienze, le possiamo cogliere al meglio (commenti tratti dal libro di M. Ammanniti : L’intersoggettività).

    • Innanzi tutto grazie Mimma per il tuo contributo.. un’altra cosa interessante sulla quale vorrei soffermarmi è la potenzialità trasformativa che certe esperienze relazionali, fisiche ed emozionali hanno sull’assetto neuronale del cervello. Esperienze senso-motorio-affettive sperimentate in un setting protetto come ad esempio quello psicodrammatico, se percepite come sicure possono portare a modificare certi schemi relazionali cristallizzati, grazie alla plasticità sinaptica. Il cambiamento delle mappe neurali interessate porta a trasformare e generalizzare comportamenti e disposizioni ad ambienti e contesti diversi. Si può veramente parlare di allenamento empatico!

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