Dio aveva fatto soltanto l’acqua, ma l’uomo ha fatto tanti vini!

cover Vinitaly 2015

Dal 22 al 25 Marzo si è tenuta la 49esima edizione di Vinitaly, un appuntamento irrinunciabile per gli amanti del vino, che quest’anno ha richiamato 155 mila visitatori da tutto il mondo. Un periodo inusuale quello scelto, ma con EXPO 2015 in apertura a Maggio, Veronafiere ha preferito anticipare la fiera dedicata al vino. I numeri relativi  Vinitaly sono sempre impressionanti: quest’anno oltre 4.000 espositori, circa 756.000 bottiglie stappate, equivalenti a 2,8 tonnellate di sughero 200.000 tonnellate di vetro, un immenso tributo al Nettare di Bacco! Lunedì 23 Marzo ho passato la giornata da un Padiglione all’altro per assaggiare, conoscere, incontrare e confrontare le tante realtà dell’enologia italiana. Mi ha accompagnato in questo particolare viaggio il mio caro amico Philippe Bujard, enologo e produttore di vino svizzero: di lui si può dire che è letteralmente “nato in vigna”,  con alle spalle una tradizione familiare di seicento anni, una conoscenza del settore fatta anche sul campo, e viaggiando dall’Europa alla Nuova Zelanda e con un amore viscerale per la sua zona d’origine, il Lavaux che lo ha portato nel 2010 a creare un vino eccezionale nella zona del Calamin, il Clos Camille.

Philippe Bujard e il suo vino.

Lungo il nostro percorso abbiamo provato tanti vini, parlato con diverse persone, decisamente un “gustoso” modo di confrontarsi! Qui di seguito racconterò di alcuni di questi incontri: comincio con i vini di Villa Tavernago un’azienda del Piacentino che dal 1978 lavora in regime biologico creando molti vini interessanti, il proprietario Luca Pirovano ce ne illustra alcuni: iniziando con delle bollicine assaggio Il Frassineto Brut, Il Frassineto Brut Rosè, incredibile come uve uguali, lavorate diversamente, lascino al palato sentori così diversi, passando dalle note agrumate del primo a quelle floreali del secondo; poi scegliamo due bianchi fermi il Sauvignon Blanc Casa Giulia, con uve affinate in acciaio, e la Selezione Frassineto Bianco, stesse uve del precedente, ma il 30% di queste matura in tonneaux di rovere per sei mesi, passando al rosso siamo incuriositi da La Barabina, bonarda frizzante ottenuto senza aggiunta di solfiti in nessuna fase della lavorazione, molto piacevole e fresco.

Villa Tavernago e i suoi vini.

Dal Nord Italia scendiamo di corsa in Sicilia per assaggiare i vini di tre aziende diverse per dimensioni ma tutte molto interessanti, per la diversa interpretazione che danno del territorio. Incominciamo con Ottoventi di Valderice e proviamo tre prodotti molto interessanti: il loro Nero d’Avola .20, un uvaggio di Nero d’Avola e Syrah, Ottoventi Nero e il loro Nerello Mascalese, tutti questi vini rispecchiano la filosofia dell’azienda che reinterpreta i sapori tradizionali del territorio come anche il packaging e la grafica delle loro etichette in maniera eccellente. Facciamo poi tappa da Firriato per provare il loro frappato, La corte del Maharajà 2013 e il conosciutissimo Harmonium 2011, tipicità portata ai massimi livelli.

Alcuni dei vini di Firriato.

E proprio perchè questo viaggio siciliano si sta facendo intrigante, ci fermiamo per assaggiare alcuni dei vini di Baglio di Pianetto, e siamo molto fortunati perchè ci accoglie un tecnico dell’azienda che ci spiega lungamente ogni dettaglio dei seguenti vini: Shymer 2011, un uvaggio di Syrah e Merlot, Ramione 2011, Merlot e Nero d’Avola Cembali 2007, Nero d’Avola in purezza e il Petit Verdot Carduni 2007, che dire, ogni assaggio è stata un’emozione. Sicuramente la Sicilia merita di essere visitata per tanti motivi, non ultimo una realtà enologica sempre più rilevante, spero di averne l’occasione e di poter raccontare qui su TS della mia esperienza.

I vini testa di serie di Baglio di Pianetto.

Dalla Sicilia passiamo in Campania e cerco subito lo stand della Casa Vinicola Setaro di Massimo Setaro, una piccola azienda campana che conosco da qualche anno, dieci ettari di vigne, incastrati tra il mare ed il Vesuvio, con un microclima e un terroir unici, dei nove vini, tutti prodotti con uve autoctone, assaggio due DOC 2013: il Munazei bianco e il Munazei rosso, due modi diversi e azzeccati di interpretare il Lacryma Christi del Vesuvio, e certo non potevo non provare l’aglianico Terramatta 2012, con tre mesi di affinamento in barrique per finire con il Don Vincenzo 2011, il vino Top di Casa Setaro, dal gusto importante, ma elegante. A rendere ancora più interessante la degustazione, le approfondite spiegazioni del Sommelier Iolanda Minasola, tanto preparata e gentile quanto bella.

Casa Setaro, i suoi vini e la sommelier Iolanda Minasola.

Poco dopo facciamo un salto  in Toscana e visitiamo lo stand di un’altra piccola realtà agricola a conduzione familiare: Col di Bacche, con circa 17 ettari di vigne a Cupi, in provincia di Grosseto, veniamo accolti da Cosimo che ci illustra i rossi, a partire da Col di Bacche 2013, il Morellino di Scansano, poi Rovente 2011, la selezione del precedente, due vini veramente intriganti e ben costruiti, ma è con il Merlot Cupinero sempre 2011 che rimaniamo veramente impressionati, tranquillamente paragonabile a un Supertuscan, prima di finire chiedo di provare il Passito di Sangiovese 2011, che mi ha riempito la bocca di aromi che in quel momento ho rimpianto di non poterlo provare abbinato ad un formaggio.

Alcuni dei vini di Col di Bacche.

Successivamente visitiamo Fattoria Giuseppe Savini un’azienda dell’Abruzzo che mi è sempre piaciuta. Incontriamo il presidente Sigismondo Savini e l’enologo Ottavio Di Lorenzo, due persone eccezionali; abbiamo modo di provare l’Olio d’Oliva Extra Vergine Morro d’Oro, e tre dei loro rossi, cominciando da due DOC: il Montepulciano d’Abruzzo Rondineto 2014 il Montepulciano d’Abruzzo Colleventano 2012 per finire con la DOCG Savini Riserva 2009, ottimi prodotti, gli ultimi due notevoli! Mi è proprio piaciuto poter essere seduti a tavola con loro, e andare oltre quello che era l’assaggio e conoscere un po’ di più di chi il vino lo fà, è il bello di Vinitaly!

Un breve primo passaggio in Piemonte per provare i vini di Matteo Correggia, lui non c’è più, ma la moglie ed il figlio proseguono quello che aveva iniziato e lo fanno in maniera egregia. Vieni accolti da Luca Rostagno che, gentilissimo, ci porta in un percorso degustativo che ci permette di degustare un’ottimo Barbera d’Alba 2013, il Marùn 2012,, un cru della stessa uva affinata 18 mesi in barriques, il Roero 2012, un fine nebbiolo, La Val dei Preti 2012, sempre nebbiolo affinato in barriques 18 mesi e una gioia per il palato: il Ròche d’Ampsèj 2011, nebbiolo che oltre ai 18 mesi in barriques, fa 24 mesi in bottiglia.

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Visitare il Vinitaly è sempre una corsa contro il tempo, però, approfitto dela fatto che, almeno qui, Trentino e Piemonte sono vicini, per salutare un caro amico, Fabio Maccari, Direttore Generale di Mezzacorona , una persona eccezionale, energica e passionale nello svolgere il suo ruolo in un’azienda che è una vera e propria bandiera per la Regione Trentino, ne approfitto per assaggiare il Rotari Brut e il Rotari Brut Rosè, questi Trento Doc, e tutta la gamma Rotari, non hanno nulla da invidiare a tanti altri spumanti più nominati e blasonati e il mercato sta dando loro ragione.

Dal Trentino ci muoviamo verso il Veneto attraverso la Valdadige e qui ci fermiamo un attimo per provare tre vini di un’azienda che porta lo stesso nome: la Cantina Valdadige, che conosco da un po’ di anni che ha il pregio di aver recuperato tra i vitigni coltivati, quello dell’Enantio, uva autoctona con una storia molto antica: qui assaggiamo il Teroldego 2013, con una giusta speziatura al palato, l’Enantio 2009, un po’ tannico ma notevole e il Brentino Rosè, una cuvèe di Enantio e Schiava molto piacevole in ottica estiva.

Finalmente arrivo allo stand di Quota 101, un’azienda con cui ho lavorato parecchio nei mesi scorsi; ci accoglie il presidente Roberto Gardina, una persona squisita che ha una passione contagiosa per i suoi vini, proviamo il Serprino, fresco vino frizzante ottenuto da uve glera, il Prosecco Spumante Extra Dry e il Prosecco Spumante Brut e i due rossi Cabernet 2012 e il Poggio Ameno 2013, sempre Cabernet e il moscato Fior d’Arancio; tutti vini interessanti e tra un assaggio e l’altro, il signor Gardina ci racconta di come, seguendo la sua passione, si sia reinventato produttore di vino, abbiamo anche il privilegio di degustare due prove di botte, un taglio bordolese del 2013 ed un moscato secco e le premesse ci hanno riempito di curiosità per provare quello che sarà il prodotto finale.

I vini in rosa di Quota 101.

Quando si crea una bella atmosfera in uno stand al Vinitaly, lo si lascia a malincuore, ma ognuno di noi ha le sue debolezze e la mia, una delle tante, è l’Aglianico del Vulture: volevo assolutamente assaggiare le nuove annate di Cantine del Notaio, un’azienda della Basilicata che unisce un marketing condotto egregiamente ed un altissimo livello qualitativo dei propri vini, l’Atto 2013, vino che affina 12 mesi in tonneaux francesi, la Firma 2011, che aggiunge ai 12 mesi in tonneaux and 12 mesi in bottiglia e infine il Sigillo 2009, ottenuto da uve appassite, affinate 24 mesi in tonneaux e 24 mesi in bottiglia.

Ormai la fine alla giornata, risaliamo l’Italia ancora una volta e ci fermiamo a degustare tre vini di Castello del Terriccio, ho sempre ammirato il proprietario Gian Annibale Rossi di Medelana per il carisma e il carattere che lo ha sempre distinto. Abbiamo assaggiato il Capannino 2012, composto principalmente da Merlot, e i due tagli bordolesi Tassinaia 2009 e Lupicaia 2009, che come al solito non deludono le aspettative.

Finalmente risaliamo al Piemonte, prima di lasciare la fiera, ci tenevo a salutare Giorgio Alpiste e suo figlio, proprietari di Terrabianca, che quest’anno al Vinitaly ha portato le sue DOC Quattro Venti Favorita 2013, Mermota 2013, 80% Sauvignon 20% Chardonnay, con delle piacevoli note fruttate, il Dolcetto d’Alba Brichet 2013 e il Moscato d’Asti Vignot. Tutti vini fatti cercando di mantenere la tradizione dei sapori tipici della loro zona, equilibrati e mai ridondanti.

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Cercare di spiegare cosa è Vinitaly a chi non c’è mai stato non è semplice, è un’esperienza che bisogna vivere. In questo articolo ho cercato di dare un volto ai vini che ho descritto proprio perchè il vino è fatto da persone che se ne 0ccupano dalla vigna alla vendita della bottiglia: non si tratta, ad esempio, di passare dal Padiglione 2 della Sicilia, al Padiglione 4 del Veneto, da un bicchiere all’altro, ma di immergersi in realtà magari diverse, ma comunque così vicine, perchè non importa se ad esporre è il produttore stesso o un team di rappresentanti, e non conta se ti trovi in uno stand gigantesco su due livelli o appoggiato ad una mensola, ogni vino porta con se sapori e caratteristiche del luogo dove viene fatto così come le persone che lo presentano, bisogna andare oltre il concetto di semplice alimento per capire. Consiglio a tutti, di visitare questa fiera almeno una volta nella vita.

Arrivederci alla 50esima edizone, Vinitaly si terrà dal 10 al 13 Aprile 2016, faremo in modo di esserci!

Wine Guru